24/11/2010, 12:07 CIOCCARELLI: IL NOSTRO TURISMO È MALATO TERMINALE
di Paolo Cioccarelli Dopo aver scritto alcune delle riflessioni suscitate dal richiamo rivolto agli operatori dal presidente della provincia Massimo Sertori, sono stato contattato da diverse persone, alcuni colleghi, giornalisti e/o conoscenti, tutti a parole hanno condiviso quanto esprimo, alcuni mi hanno invitato a maggiori spiegazioni, altri dandomi ragione la vogliono buttare in politica, altri ancora dimostrano di non aver capito… E qui casca l’asino, ritengo che il futuro turistico della nostra valle sia stato uno degli argomenti cavallo di battaglia per troppi politici che hanno parlato e riparlato di turismo senza neppure avere la minima conoscenza delle problematiche legate a questo settore. Questo è un argomento trasversale agli schieramenti politici e così dovrebbe restare. Ho visto per tanti anni questi mezzi uomini e rossi e neri presentarsi alle fiere e presuntuosamente riempiersi la bocca di concetti tracotanti che sarebbero facilmente svaniti se qualche operatore gli avesse chiesto cosa volevano significare nella pratica quotidiana. Quello che ho scritto l’ho potuto fare perché sono e voglio restare un uomo libero. La differenza tra il sottoscritto e i direttori preposti dalla politica sta nel fatto che a me nessuno da uno stipendio e che il pane e il latte in casa mia non arriva quando non ci sono risultati. Non ho mai fatto parte di questo sistema e non voglio farne parte. Conosco perfettamente la genesi delle scelte e i problemi del nostro comparto. Me ne “strafotto” del posticino senza rischi. Quello che ho scritto non vuole essere nient’altro che un invito a smetterla di offendere chi lavora e deve continuare a lavorare solo ed esclusivamente con le proprie forze. Giustamente altri condividendo hanno suggerito maggiore rispetto. Ho ripetuto al presidente Sertori che oltre a condividere molti concetti da lui espressi volevo ricordargli quanto lavorare nel turismo significa per ogni operatore essere un semplice anello di una catena molto lunga, dove la coerenza delle scelte fatte dalla politica può favorire o compromettere più che in altri settori i risultati. L’ho ricordato perché qualcun altro magari non lo ripete abbastanza. Significherebbe non mettersi in gioco ma mettere in gioco il proprio posticino al caldo… Inutile definirsi valle turistica e invitare gli operatori ad assumere le responsabilità che a loro competono quando le massime istituzioni del nostro territorio continuano a perpetuare scelte che non solo non hanno nulla a che fare con il turismo ma lo danneggiano e offendono compromettendo il lavoro di chi ancora ci crede. Abbiamo visto occupare posti chiave per il coordinamento di questo comparto a persone poco qualificate in alcuni casi e in altri addirittura disoneste e siamo stati tutti complicemente zitti poiché abbiamo temuto ci potessero essere chissà quali ripercussioni. Oggi il nostro turismo è malato terminale e vengono ancora a raccontarci da una parte che basta l’aspirina per curarlo, dall’altra che ci vorrebbero gli aeroporti; ottime idee ma un passo alla volta per piacere. Forse prima di volare potremmo cominciare a riscaldare un treno che anche questa mattina è andato da Sondrio a Milano freddo e sporco in modo intollerabile. Con un buon treno potrebbe vivere meglio tutta la ns. valle: i nostri turisti essere meglio serviti, i nostri ragazzi frequentare l’università con minori disagi. Tirano ha il suo punto di forza turistico proprio nel trenino rosso la cui manutenzione è fortunatamente affidata agli svizzeri. Basterebbe copiare. Ogni settimana nasce un consorzio, ad ogni consorzio spetta un presidente, un vice presidente e tanti consiglieri. Peccato che nessuno abbia mai avuto il coraggio di dire quanto tutte queste realtà non abbiamo portato nulla, assolutamente nulla se non danni in alcuni casi, e l’unico scopo raggiunto sia stato quello di drenare voracemente risorse che se destinate a chi veramente lavora sul campo avrebbero potuto essere molto più utili e feconde. Ci definiamo una valle turistica e nei tre quarti dei nostri comuni ancora non sappiamo quali sono le regole che differenziano l’edificabilità tra un albergo e un condominio. Nel frattempo i nostri sindaci (quelli minuscoli) continuano a promuovere la trasformazione di vecchi alberghi in favolosi condomini. L’operatore turistico non può competere con l’immobiliarista ma anche questo è un concetto ostico da digerire. Tanti anni fa durante una riunione pubblica sostenevo che costruire un residence o un albergo in Trentino era diverso che in Valtellina: il costo era esattamente della metà grazie alla prima tranche di finanziamenti a fondo perso il resto a tasso zero per secoli e secoli. Mi rispose assessore di turno sostenendo che stavo facendo demagogia e presto tornò ad occuparsi dei budget interessantissimi per le grandi manifestazioni… ciliegina per torte inesistenti. I responsabili dei consorzi parlano, tranne pochi, senza conoscere le diverse sfaccettature del linguaggio da usare con il responsabile di un grande CRAL piuttosto che con il tour operator internazionale… Se poi quest’ultimo chiedesse, come fa ovunque, di firmare un contratto per qualche migliaia di presenze nessuno dico nessuno potrebbe farlo perché questo implica responsabilità che nessuno si assume. Povera Valtellina! C’è chi fa e chi continua a sperare nella cabina di regia… altro giro altra corsa. Sulla giostra i nostri illuminati ogni tanto per mascherare la loro totale incapacità chiamano al capezzale del malato un super esperto per tenere una conferenza a questi poveri operatori valtellinesi. Se è straniero ancora meglio, solitamente arriva alla in una sala prestigiosa e super pagato ci insegna che il turista è un “portafoglio su due gambe”, dobbiamo dargli le motivazioni per venire in Valtellina a spendere il suo denaro, per far questo dobbiamo saper tutelare quanto di più prezioso abbiamo: il nostro territorio. Poi qualcuno (solitamente gli stessi che pagano la parcella con soldi del contribuente) gli consigliano di tornare da dove è venuto. Ci valutano ancora immaturi per discorsi di così alto profilo. Nessuno vuole ammettere che da noi l’associazionismo tra operatori fino ad oggi è stata una scelta tra disperati e nessuno ha mai voluto rispettare le regole che stanno alla base di ogni associazione, nessuno ci sprona e ci aiuta affinché il nostro prodotto sia in linea con i tempi. Continuiamo a vantarci della nostra presenza in stand faraonici quanto morti e imbalsamati presso le fiere di mezzo mondo, peccato che oltre alle luci e alle majorettes non ci siano altri contenuti, offerte in linea con i tempi e corrispondenti a quanto oggi il potenziale turista vorrebbe trovare: non siamo capaci di valorizzare neppure le risorse di cui siamo “ricchi”. Ci sono iniziative lodevoli che ottengono risultati splendidi e lodevoli per la nostra immagine turistica, sono gestite con testa e cultura l’Accademia del Pizzocchero presieduta dal fantastico Rezio Donchi, l’iniziativa imprenditoriale a cui tolgo tanto di cappello rappresentata da “La Fiorida”, mille altri che lavorano senza il bisogno di chissà quali riconoscimenti. Alla base del loro lavoro c’è grande umiltà e sacrificio. Tanto di cappello appunto! Da sole però non bastano, costituiscono anch’esse anelli importanti ma non sono sufficienti per formare la catena di cui abbiamo parlato. Solo questo voglio ricordare alla Politica maiuscola,quella minuscola non mi interessa. L’ultima delusione consiste nella bocciatura da parte dell’Unesco che avrebbe dovuto promuovere i muri dei nostri vigneti patrimonio dell’umanità. Non siamo capaci di valorizzare neppure le risorse che abbiamo (forse non ci siamo mai resi conto di quanto madre natura ci ha donato). Per ora più che patrimonio di tutti sono un debito privato per pochi e anche su questo ci sarebbe molto da dire. Sicuramente non è colpa dei muri e dei nostri Vecchi quello che siamo riusciti a costruire sotto di loro. Aldilà delle ormai decotte considerazioni sui capannoni e sullo sviluppo urbanistico del nostro territorio resta l’amarezza per danni incalcolabili che lasciamo ai nostri Figli: evidentemente crediamo più interessante un futuro simile a quello degli abitanti di Cinisello Balsamo rispetto a quello di una valle alpina che è orgogliosa della propria storia solo a parole. Sondrio sta adottando un piano di governo del territorio che prevede ulteriori “grattacieli” e aumenta il verde in città solo in aree periferiche dove oltre a finti giardini e parchi vedremo un mare di metri quadrati di capannoni tra l’altro di orrende sembianze, e nella maggior parte dei casi vuoti o in locazione. La nostra politica si è vantata per il titolo riservato a Sondrio di Città Alpina per il 2007 ma vorrei sapere quanti di questi illuminati sono stati ad Innsbruck onorata dello stesso titolo nel 2008 e cosa successivamente è stato fatto affinché questo divario tra le due realtà appaia un po’ meno incolmabile. Anche in questo caso le risposte sono molto deludenti e il grido di dolore della nostra valle è affidato a poche persone che come me può convenire additare come incorreggibili eretici idealisti. |